giovedì 13 marzo 2008

SIGNS (pron. seig?n+s)

Socialità che rincula: troppi altri sconcentrano da se stessi. Eppoi non si capisce più un cazzo! Non ci si digerisce! Fiamme talmente eclatanti dentro che si cambia argomento mentale per non pensarci. Percezione forte che qualcosa sta cambiando davvero, qualcosa dentro che si sta aggiungendo o modificando. La percezione quando emerge NEL MENTRE e non A COSE FATTE é fortemente disorientante. Davanti ai binari della RER viene in mente che i momenti importanti talvolta si riconoscono tardi, talvolta durante, che é ben più potente. Il viaggio fa miracoli, sempre. Strade che ne escludono altre: tanto.
Proprio a me che non riesco a prendermi sul serio..?

Oggi scopro che mi piace Bataille e la nouvelle objetivité in fotografia. Che dove la poesia squarcia le pagine la amo, dove le accarezza no. Ginsberg sì, Penna no. Che la metafora é fuorviante e da evitare, ed é dove le cose si mostrano più semplici crude mediche organiche orrende perverse feticiste che la seduzione é massima e si percepisce un qualcosa, che non é più quel dannato celare, esoterizzare, richiudersi in illusioni consolanti o pseudomistiche ma sta nel vedere.

IL FAUT AIMER LES IMAGES IDIOTS

Per tutti quegli stronzi fra di noi che sono ipocriti, che non si dicono le cose in faccia, che sparlano, che nascondono le loro vere idee e le loro sensazioni, che pensano così di prendere per il culo gli altri sentendosi più fichi originali ELETTI talvolta, che complicano così relazioni che in realtà devono essere facili e trasparenti perché la cosa più interessante che abbiamo intorno sono gli altri, maledetti fighetti e invasati di ogni specie età e pseudocredenze, che credono di essere ubermensch di mondi paralleli cosi' distanti da quella realtà che vivono schifandola.. siete fastidiosi e marci fino all'osso. Moderatevi, per il bene di tutti, giacchè così fate cagare, e non avete che illusioni.

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venerdì 4 gennaio 2008

Blebo Tardivo

Siccome as always mi ritrovo poco al passo coi tempi eccomi oggi leggendo le lettere alla stampa del 30 dicembre, ove da barbara spinelli apprendo che la signora Binetti (parlamentare Margherita di cui voi più informati saprete immagino) sostiene che "L’omosessualità è una devianza della personalità, un comportamento molto diverso dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico, endocrinologico e caratteriologico”. Questo il meno, tuttavia! Suddetta Barbara mi racconta anche che la signora Binetti dice che una Mano è di sicuro scesa in Parlamento, grazie alle sue preghiere, conducendola alla giusta decisione. Dio è presente nel Parlamento e con la sua Provvidenza sposta le leggi nella direzione che a lei, senatrice, preme (Il Foglio 22 dicembre).
!!!
E Barbara culturalmente s'incazza: La mano di Dio, per il credente autentico, non la si percepisce e ancor meno la si capisce. Parla come noi? Pensa come noi? Chissà. Sant'Agostino nel 52mo sermone è chiaro in proposito: si comprehendere potuisti, aliud pro Deo comprehendisti. Se hai potuto comprendere, hai compreso un'altra cosa al posto di Dio.
Un po' più di coscienza dei propri limiti, magari? Ma è la poltrona che dà alla testa o la testa che sbatte sulla poltrona?
Comunque grazie a questa questione m'imbatto in un blog dal titolo ideale che immantinente vi propongo.

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giovedì 15 novembre 2007

quasi

Qui il nuovo post, chissàcomediavolo finito negli archivi d'ottobre. D'altronde è roba vecchia, ma doverosa. Che diamine. Qualcosa forse mi sfugge?! Perdiana.
Mi sfugge sempre qualcosa, di questa blogosfera. E m'inquietano sempre più gli authentic bloggers, quelli DOC, quelli ©, quelli ®, quelli™, quelli sticazzi. Bravissimi, magari. Non paragoniamo nessuno a nessun altro. Chemifrega. Ad ognuno il diritto di blabla. A sgamabili e non sgamabili -per usare un linguaggio dall'accento psicomisto di un blogger che forse non si definisce tale, e menomale. A chi ha stile e chi no. A chi è autentico e naturale, a chi non lo sarà mai, a chi copia ed è position costa). Tanto il tutto naufraga in una rete infinita di parole. Pazienza. E com'è difficile che qualcosa diventi tangibile. E come mi sembra di perdere il mio senso in tutto questo.
1-Non credo comunque che il misterioso disegno divino di Latona abbia come fine la tangibilizzazione del virtuale. D'altronde gli dei sono stronzi e maliziosi parecchio, amen.
2-Non credo altresì che il mio io abbia qualche senso da me comprensibile almeno per ora, nè in questa virtualità nè nella presunta concretezza del mondo fisico. Amen.
Però:
se posso dire la mia - e la dirò comunque avvalendomi di questa magnifica autoreferenzialità che un blog propone et impone - disquisiamo ed arovelliamoci pure sull'identità del mezzo, sìsì, sui suoi significati nuovi, su quelli impliciti o appena percettibili, sulle potenzialità quasi magiche, tutto ciò che ci pare. MA personalmente mi sento ancora troppo carne ed ossa e sangue per finire in questo pozzo d'invasamento. Che a volte mi si prosciugano le viscere ed il cervello, a starci dietro.
Mi fa quasi paura.
Quasi

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giovedì 8 novembre 2007

8 novembre 2008

domani forse non ci sarà un esame. o magari avrò studiato di più. non starò disperatamente cercando casa a parigi. non avrò 2 lavori di gruppo in alto mare. non queste occhiaie abissali e questa tristezza in corpo, tanto più rara quanto profonda. non sentirò l'università come un fallimento. non saranno più inutilmente confusi i sentimenti e superficiale la mia risposta al loro muoversi. forse l'apatia e il pessimo stile di vita degli ultimi mesi sarà diventato un ricordo lontano di un'epoca nociva alla mia salute. mangerò sano? mi sveglierò al mattino presto salutando il sole? l'io starà dentro, al suo posto, concentrandosi o continuerà a spargersi intorno a casaccio? forse non dormirò un'ora il pomeriggio per far finta che quando mi sveglio è un altro giorno, di conseguenza non sognerò genitori che si perdono nella pioggia, sconosciute ragazze incise sulla schiena in Messico che mi riconoscono perfino dalle sole scarpe, e camerieri seduti nei giardini a fumare. Non avrò bisogno di recitare 30 paternoster di fila soltanto per calmare le acque che cercano di rompere gli argini del cervello. per poi accasciarmi sotto una coperta. forse.

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